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5° PREMIO MUSICALE "GIACOMO CARRISI"

9 FEBBRAIO 2008

Giacomo CARRISI

Il maestro Giacomo Carrisi (1906-1990) è stato compositore, direttore e insegnante di musica.
A lungo ha operato nei nostri Paesi, trasmettendo amore e passione per la musica a tonti giovani e ad intere Comunità.

Nicola IANNELLI

Nato a Cariati, è vissuto ed ha operato a Roma. Pittore dallo stile personalissimo e, perciò, inconfondibile, con tratti, pennellate e toni espressionisti ha interpretato e raffigurato con passione e profondo amore luoghi e umanità della sua Cariati e della nostra terra. Fra le tante sue opere, molte delle quali sono state esposte in importanti mostre nazionali ed internazionali, a noi piace ricordare le tele ed i murales che impreziosiscono le Chiese ed alcuni luoghi privati di Mirto. E' mancato prematuramente all'affetto dei suoi cari e dei tanti suoi amici. Il Circolo ricorderà sempre il grande artista e sempre sarà grato a lui, per lo stemma dell'Associazione, dipinto su commissione dell'indimenticabile Franco Gabriele, ed alla famiglia, per la donazione della gronde tela "Nascita di Mirto".

5^ Premio "G.Carrisi"

Il Premio "G. Carrisi" - 5^ edizione - è stato assegnato dal Direttivo del Circolo, in condivisione con la famiglia Carrisi, al maestro pianista Serafino Madeo, nostro prezioso ed affettuoso collaboratore, come meritato riconoscimento per un brillantissimo corso decennale di studi di Conservatorio coronato da un voto di laurea di 110 e lode.

PROGRAMMA

Presentazione
Franco Rizzo, Presidente del Circolo

Saluti
Antonio Russo, sindaco di Crosia
Giuseppe Carrisi
Gabriella Ciotti lannelli

Primo tempo
GENNARO RUFFOLO QUARTET
"PLAYERS ASTOR PIAZZOLLA"
Gennaro Ruffolo, fisarmonica
Pasquale Ascione, chitarra e piano
Giuseppe Marasco, contrabbasso e basso,
Maurizio Farao, percussioni e batteria

Intermezzo
Rocco Taliano Grasso ricorda
NICOLA IANNELLI
pittore, ceramista e scultore,
autore dello stemma del Circolo

Secondo tempo
Mattia Madeo, violino
Virginia Madeo, clarinetto
Angelo Marino, pianoforte

Esecuzione magistrale
Al pianoforte: SERAFINO MADEO
Vincitore della 5^ edizione del
Premio Musicale "Giacomo Carrisi"

Consegna dei Premio

 

“IL POETA NON ABITA PIU’ QUI”

“Il poeta non abita più qui”, è il verso (un endecasillabo) che Nicola, poco prima di lasciarci, ha affidato ad un quadretto appeso nel suo studio d’arte di Piazza San Giovanni in Laterano.
Credo che già in queste parole ci sia della grandezza, quella purezza e nobiltà che gli appartengono, unica dimensione che può permettere ad un uomo di guardare con commovente ironia alla propria vita che sfugge giorno dopo giorno.
Badate bene, “non abita più qui”, ha scritto, ben sapendo che avrebbe abitato per sempre in una casa più grande, quella sorridente e accogliente della “Madre dell’universo” col bambino, che egli dipinge nel 1989, e sicuramente nella propria arte, nel cuore di tutti coloro che avrebbero amato la bellezza, quell’ unica bellezza che, secondo Dostoevskij, “salverà il mondo”, che si coniuga fin dall’origine della creazione con la fede e l’amore per l’umanità.
Ed io anche, che l’ho conosciuto, amato e ho formato con lui, oltre i legami di sangue, un sodalizio culturale per me indimenticabile per affinità e feeling, posso testimoniare che la sua era anima di poeta.
Tante volte, vedendolo all’opera, ascoltandone incantato i progetti, la sua straripante creatività che agiva a 360 gradi su ogni campo dell’arte, dalla pittura ad olio alla serigrafia alla litografia alla fotografia al fumetto alla satira alla poesia e perfino alla poesia in video, ho parafrasato per lui le parole che pronunciò commosso Neruda su Garcia Lorca:
“Che poeta! Non ho mai visto riunite, come in lui, la grazia e il genio, il cuore alato e la cascata cristallina.”

 Nicola è uno di quegli artisti che senza alcun dubbio la critica un giorno rivaluterà e collocherà adeguatamente nel contesto artistico e culturale del Novecento.
Non è di mia competenza una trattazione esaustiva della sua opera, e oggi non mi avete chiesto questo, ma una testimonianza artistica e umana personale.
Non ci troviamo davanti ad un pittore, davanti a un artista, ma davanti al genio, colui che è padrone delle regole, le segue e le viola, agito perennemente da un inquieto vento di innovazione che spazia, come dicevo, ovunque, e conferisce alle cifre della sua arte una forte valenza simbolica per cui, in virtù di questo gioco spinto così in alto, si fa messaggio universale.
Qui vale bene la pena entrare nel dettaglio delle sue dinamiche complesse, non complicate e irraggiungibili; esse parlano per tutti ma non a tutti, parlano a coloro che accordano le emozioni, gli eventi, i suoni, i colori e le pagine dei libri  su un diapason interiore, quello che ci fa  viaggiare privilegiati sui binari dell’arte e dello spirito.

 Jannelli parte da un piccolo mondo ed è per questo che è nostro; lo esemplarizza e lo sublima ed è per questo che è di tutti.
La grande arte nasce spesso dai piccoli mondi; pensate a Verga e al piccolo villaggio di Acitrezza, a Garcia Marquez e al piccolo villaggio di Macondo in Cent’anni di solitudine, a Montale e alla Liguria degli Ossi di seppia, a Quasimodo e alla sua  Sicilia, ad Alvaro e all’Aspromonte in Gente in Aspromonte, a Bruno De Capua, Domenico Cefaly ed Enotrio, una lezione seguita anche recentemente da Azzinari, Berenice di Cirò e Giuseppino Voltarelli di Crosia, questi ultimi due vincitori proprio del premio Nicola Jannelli, istituito a Calopezzati con l’amico poeta Leonardis in memoria del Nostro; ma potremmo aggiungerne tanti altri come Ligabue, citare la Calabria e il Mezzogiorno nella pittura di Ernesto Treccani; per ritornare infine ad un altro maestro, Renato Guttuso, perché Nicola lo amava particolarmente, vi vedeva delle affinità, non solo perché anche Guttuso lasciò precocemente la sua terra, la Sicilia, ma perché essa continuò a vivere nel suo immaginario, nelle sue forme, nei suoi colori intensi, e perché anche per il grande siciliano “i problemi formali non hanno mai rappresentato un incubo, come accade per troppi artisti moderni…”       (G. Marchiori).

 Dunque il piccolo centro è il substrato essenziale di ogni forma artistica, laddove è chiaramente espresso ed anche laddove lo si rimuove o lo si trasforma in qualche modo.
Le sue atmosfere danno l’intonazione, lo spartito.
Quindi ecco la domanda: come la Calabria corrisponde a uno specifico etnico in Nicola Jannelli?
La Calabria è terra di miti per la presenza del mare. Nella narrativa di Leonida Repaci troviamo i sapori, gli odori di mentuccia, di basilico, lo strapiombo sul mare di Palmi ma, badate bene, non si tratta di quadri idilliaci od oleografici, ma vitalistici.
In Nicola troviamo, come una fedele e pregnante presenza, proprio il nostro mare, il mare Jonio, il mondo dei pescatori, le reti, i pesci, l’argano, le lampare, le paranze; anche quando sono ormai le barche sono alla deriva, si accende il gioco sublime della poesia e per lui diventano vecchi guerrieri consunti dalla battaglia del pane quotidiano; e i gabbiani, il sole, l’arancio, l’emigrato, la valigia, la vedova bianca, il fiasco impagliato, il limone, il giardino, l’ulivo, l’agave, il ficodindia...
Esiste un elemento, anche una piccola voce della nostra terra, che non abbia trovato asilo nelle tele di Nicola Jannelli?
E la gioia e il dolore, anche laddove appaiono mascherati dal consumismo, dal conformismo, dall’utopia e dalla retorica; Nicola si cala in ogni antro della realtà del Sud e dell’animo umano, proiettandovi una luce a volte perfino sarcastica, grottesca; è l’artista della vita in tutte le sue più intense e proprio per questo nascoste espressioni, che però non sfuggono all’occhio clinico del suo genio.
La vita, la fertilità sono nel sole e nelle arance, nei volti dei pescatori scavati dalla salsedine ed anche laddove essa è oltraggiata dalla violenza, in certi quadri di esplicita denuncia sociale e politica (La guerra del Golfo, Il cecchino di Bosnia, 1994;Fosse Ardeatine, 1989; Piazza Tienanmen, 1989;Quelli della 180, 1983; “New York 11 settembre 2001”, 2001 …)

 Non sono d’accordo con quanti credono che egli abbia voltato le spalle alla sua arte jonica e solare quando predilige la tematica della maschera pirandelliana in una serie per me fortunatissima di quadri o, pirandellianamente, sceglie un relativismo psicologico orizzontale e verticale, vi abbina tinte più malinconiche e scure, o sembra sconfinare in forme più astratte.
Credo invece sia il caso di non fraintendere ciò che invece è sinonimo di un artista completo, capace di investigare l’uomo e la vita dalla luce al buio, dalla realtà ai recessi della psiche (vedi quadro “La casa della follia” del 1993, e altri), dal figurativo a tematiche più astratte o meglio concettuali. Si immerge nel caos (“Depressione”, 1985;“Caos”, del 1999), come Pirandello, per cercarvi l’uomo, nel buio per vedere oltre, per portare alla vita ciò che è torbido, periferico, emarginato.
Tuttavia egli non smarrisce mai il leit motiv di fondo: la luce, la vita vera, quelle scolpite dalla nostra terra fin da subito, già nella sua anima di bambino, quando a cinque anni emigrò a Roma con la sua famiglia, ma praticamente mantenendosi sempre in bilico tra due mondi, una gamba qui e l’altra là, ma il cuore probabilmente tutto di qua; il  contenuto è l’uomo, con le sue speranze, le  ombre, le delusioni, le paure, il drammatico incontro con il dolore e la morte.

 La nascita è sempre fondamentale; la Calabria ( vedi “La terra di Pitagora”, 1987) nelle sue due cifre storico-culturali prevalenti, la povertà e il mito, la povertà figlia della storia, hanno fornito a Nicola un alto sentimento della giustizia, una tensione a un mondo diverso, che sono sempre alla sua radice di uomo e artista.
Il sole di Calabria è sempre acceso, arde imperioso sulla tela come il soli invicto sulle insegne delle legioni di Roma, diventa topos centrale del suo universo panteistico, laico e,  nonostante tutto, corrisponde pur sempre ad una sorta di epifania suprema e sublime del divino, verso cui fu sempre attento e rispettoso.
Il sole di Nicola non muta mai la sua pienezza, il suo cerchio è costante, perfetto, come se non fosse soggetto alla corruttibilità e alla temporalità lunare, come se fosse paganamente simbolo dell’immutabilità e dell’eternità di Dio (esemplare il quadro “Il grande sole”, del 1978).
“Di te, Altissimo, porta significatione”, viene da rievocare san Francesco, non tanto perché ho vissuto dieci anni ad Assisi, ma perché affascinava Nicola che in un altro dipinto memorabile, del 1991, raffigura il frate in un contesto cosmico di sole al tramonto, luna ed astri, come a dire la luce della bontà e della parola che subentra alle tenebre.
Quando guardate il sole di Nicola, soffermatevi a pensare il messaggio di luce e di vita che ne deriva. Il limone, l’arancio si muovono in questa sintonia, o sinfonia, di vita e mistero, di epifania.
Nell’ Ultima ciotola di sole , un dipinto capolavoro, coglie in modo geniale il momento astronomico e simbolico, uroborico, del sole al tramonto e dell’innalzarsi della luna: l’uomo diventa cieco mentre nella ciotola galleggia una sostanza dell’identico colore dell’astro.
Le immagini ubbidiscono a visioni interiori; il suo realismo è sempre, indiscutibilmente, prevalentemente, un realismo lirico, come in Alvaro, in Garcia Lorca…
Tra le cose spesso s’annida un particolare cui egli affida quasi in modo subliminale il senso più alto. Il vento, ad esempio, lo incontriamo spesso; non quello che si dilata nelle gonfiezze e nelle volumetrie del barocco, ma quello travolgente del romanticismo, la brezza che scompiglia l’ordito,  fa lievitare con un senso di catarsi e di rinnovamento le nostre scontate esistenze.

 Mi piacerebbe parlare di lui a lungo, raccontarvi tante altre cose, anche degli aneddoti, la sua simpatia, la generosità e la semplicità che lo rendevano amato da tutti, un signore d’altri tempi, ma capisco che ci sarà un altro momento, magari un grande evento celebrativo della sua arte.
Sicuramente gli avrebbe fatto piacere un pensiero di Pasolini sull’arte di Renato Guttuso, che ritengo molto appropriata anche per Nicola:
“Beato te che quando prendi la matita o il pennello in mano, scrivi sempre in versi! Chi dipinge è un poeta che non è mai costretto dalle circostanze a scrivere in prosa…
Ti trovo fratello proprio in questo. Nella disperata premeditazione di fare sempre poesia, in ogni discorso, magari abbandonandolo a sé, incompiuto, caotico, neonato, là dove potrebbe livellarlo con l’integrità del testo, la prosa”.
Questo per ribadire, in conclusione, l’intima fusione tra la vita e la pittura, assurte in Jannelli ad un’unica realtà poetica.
Nicola era artista (ritorno a Garcia Lorca…) “por gracia de Dios”, un dono venuto da lontano, ed è per questo che se un verso può fare giustizia della sua scomparsa è quello di Gibran, il grande poeta libanese, che scrisse:
“Anelo all’eternità,/ perché lì troverò i miei/ quadri non dipinti,/ e le mie poesie non scritte.”
Grazie di questa opportunità che mi avete dato di ricordare un cugino fraterno, un artista geniale, un uomo buono, il poeta che non abita più qui….

Rocco Taliano Grasso

CROSIA:  (Pubblicato su: GAZZETTA DEL SUD dell'11-02-08)

Si è svolta, nel Circolo culturale di Mirto Crosia, la cerimonia di premiazione del 5° Premio musicale “Giacomo Carrisi”, compositore, direttore e insegnante di musica (1906-1990). Quest’anno l’importante riconoscimento è stato attribuito al giovane pianista mirtese Serafino Madeo. Ha condotto la serata Giuseppe Carrisi. Durante la manifestazione è stata ricordata anche la memoria del maestro Nicola Jannelli, pittore, ceramista e scultore. Hanno parlato di lui Gerardo Aiello e Rocco Taliano Grasso. Quest’ultimo, fra l’altro, ha evidenziato che <<la sua straripante creatività agiva a 360 gradi su ogni campo dell’arte, dalla pittura a olio alla serigrafia alla litografia alla fotografia al fumetto alla satira alla poesia e perfino alla poesia in video>>. Presente in sala anche la consorte di Jannelli, la signora Gabriella Ciotti. La platea dapprima è stata deliziata dalla musica di “Gennaro Ruffolo quartet players astor piazzolla”, formato da Gennaro Ruffolo, Pasquale Ascione, Giuseppe Marasco, e Maurizio Farao; poi, dalle note di   Mattia Madeo al violino (appena 11 anni), Virginia Madeo al clarinetto e Angelo Marino al pianoforte. La serata si è conclusa con l’esibizione del vincitore e la consegna del Premio, da parte della famiglia Carrisi, e un riconoscimento da parte del Circolo.

Antonio  Iapichino

COMUNE DI CROSIA

87060 - (Prov. di Cosenza)

UFFICIO  STAMPA
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COMUNICATO STAMPA N. 01 del 12 -02- 2008

Consuntivo 5° Premio musicale “Giacomo Carrisi”

 

Si è svolta la quinta edizione del Premio musicale “Giacomo Carrisi”. L’ambìto trofeo è stato assegnato al pianista Serafino Madeo, <<come meritato riconoscimento per un brillantissimo corso decennale di studi di conservatorio coronato da un voto di laurea di 110 e lode>>.

Una valida iniziativa socio culturale promossa dal Circolo culturale cittadino in collaborazione, anche, con l’Amministrazione comunale di Crosia, guidata dal sindaco, Antonio Russo.

 E’ stata ricordata la memoria del maestro Carrisi, (1906-1990), compositore, direttore e insegnante di musica. A lungo ha operato a Mirto e nei diversi paesi dell’hinterland, trasmettendo amore e passione per la musica a tanti giovani e a intere comunità.

In occasione del 5° Premio Carrisi, il Circolo culturale ha voluto ricordare anche il maestro Nicola Iannelli, pittore, ceramista e scultore, nonché, autore dello stemma del Circolo, realizzato su commissione del fondatore di questa struttura, Franco Gabriele.

            Come consueto avrebbe dovuto coordinare la serata il presidente del sodalizio, Franco Rizzo, ma assente per motivi di salute, il compito di condurre la manifestazione è stato affidato a Giuseppe Carrisi (figlio del maestro). Ha dato il via alla manifestazione l’esibizione del gruppo “Gennaro Ruffolo quartet players astor piazzolla”, composto da Gennaro Ruffolo alla fisarmonica, Pasquale Ascione alla chitarra e al piano, Giuseppe Marasco, al contrabbasso e al basso e Maurizio Farao alle percussioni e alla batteria.

Nel corso della serata Gerardo Aiello e Rocco Taliano Grasso hanno ricordato la memoria del maestro Jannelli. Aiello ha evidenziato che attraverso lo stretto rapporto di amicizia avuto con il noto pittore, natio di Cariati, ha imparato a comprendere meglio le opere artistiche; Taliano Grasso ha effettuato una relazione colma di ricordi. Ha ricordato il caro Nicola Jannelli, anche attraverso riferimenti antropologici.  << Jannelli>>,  ha detto,  <<parte da un piccolo mondo ed è per questo che è nostro; lo esemplarizza e lo sublima ed è per questo che è di tutti>>.

Nel corso della serata, inoltre, si sono esibiti  Mattia Madeo al violino, Virginia Madeo al clarinetto e Angelo Marino al pianoforte. Dopo la consegna del Premio il Maestro Serafino Madeo ha eseguito, in maniera assolutamente magistrale, una serie di pezzi al pianoforte.        

                                                                                        

                                                                                                  Dott. Antonio  Iapichino

                                                                                      Addetto Stampa Comune di Crosia